Il primo soccorso in ufficio può salvare la vita

Fortunatamente i posti di lavoro sono sicuri e protetti secondo severe e rigide norme di legge, prime tra tutte la famosa 626. Può comunque succedere che qualcuno resti vittima di un malore o di un incidente. Come comportarsi?

Consigli generali di primo soccorso

Il datore di lavoro che gestisce un gruppo di dipendenti dovrebbe sempre incoraggiare almeno un paio di loro a seguire un corso di primo soccorso. In caso l’idea trovasse un buon riscontro, naturalmente, le spese saranno a carico dell’azienda, così come le ore impiegate nella sua frequentazione saranno considerate lavorative. Avere una o due persone in possesso di competenze di questo tipo è una grande risorsa dal punto di vista della tranquillità professionale. Se tra i propri dipendenti ci sono già persone in grado di far fronte all’eventualità di un incidente o di un malore, ad esempio gente che ha svolto del volontariato in CRI o che, per suo interesse, ha frequentato uno di questi corsi, è bene che tutti ne siano a conoscenza e che i suoi recapiti siano appesi in bacheca o in altro posto visibile e facilmente accessibile a tutti. Questo servirà, in caso di necessità, ad avere un referente da allertare più in fretta possibile, prima di compiere azioni o gesti inesperti che potrebbero peggiorare la situazione o far perdere tempo prezioso. È bene anche che il datore di lavoro, o il responsabile che ne fa le veci, istruisca il personale a dovere e lo incoraggi a chiamare, in caso di emergenza, il numero unico 112 senza remore o timori.

La gestione dell’infortunio

In caso di evento traumatico, ad esempio una caduta o una botta, la prima cosa da fare è verificare che la vittima sia cosciente e che il danno non riguardi la testa. Se la persona è a terra non bisogna incoraggiarlo ad alzarsi prima di essere sicuri che non ci siano lesioni importanti. Per accertarsi che non sussistano danni neurologici è importante parlare con la vittima e valutare la correttezza delle sue risposte: se si rende conto di cosa sia successo, se interagisce con pertinenza, se è in grado di dire dove avverte dolore e se ci vede e sente bene. Se ci si accorge che un arto è in posizione innaturale, quindi molto probabilmente rotto, non bisogna assolutamente incoraggiare la vittima a cambiare posizione ma, anzi, consigliargli caldamente di restare immobile e allertare quanto prima un’ambulanza. Se ci sono ferite con perdita di sangue è necessario tamponarle con dei fazzoletti puliti, meglio se usa e getta, premendo con una certa energia, in modo da arrestare lo zampillo e, se necessario, anche in questo caso chiamare l’ambulanza o accompagnare il malcapitato al più vicino pronto soccorso, per le medicazioni del caso. Nell’ipotesi più grave, ossia in caso la vittima sia a terra priva di conoscenza, è fondamentale aprirgli la bocca e tirargli fuori la lingua, per evitare il rischio di soffocamento e girargli la testa adagiandolo con la guancia contro il pavimento. Questa pratica è necessaria perché, in caso di rigurgito, la posizione laterale evita l’ostruzione delle vie respiratorie.

La gestione del malore

Il malore preannunciato, solitamente, non deve destare grosse preoccupazioni. Se un collega o un dipendente lamenta dei dolori o del malessere, si può facilmente capire se vi è necessità di intervenire tempestivamente chiamando un medico o se si può, semplicemente, mandarlo a casa o lasciargli un po’ di tempo per risolvere l’incombenza. In caso dei cosiddetti “”fulmini a ciel sereno”" invece, bisogna avere la prontezza di intervenire velocemente e senza farsi prendere dal panico. Se si sospetta che qualcuno, in ufficio, stia avendo un infarto o un ictus, bisogna immediatamente farlo stendere a terra, con la testa reclinata di lato ed allertare il servizio di pronto soccorso con la massima urgenza. I sintomi tipici di un attacco di cuore o cerebrale sono: forte dolore al petto tanto che la vittima urla e si piega su se stesso, pallore improvviso, perdita di conoscenza. L’ictus può manifestarsi anche semplicemente distorcendo i tratti del viso e della parola: se si nota che un collega, improvvisamente, ha una smorfia dipinta sul volto o una paralisi che gli impedisce di articolare le parole, o tiene lo sguardo fisso nel vuoto senza reagire agli stimoli, è necessario farlo subito sdraiare o sedere e chiamare immediatamente i soccorsi. Gli stessi procedimenti possono essere validi anche in caso di crisi convulsive o epilettiche. È importante ricordare che, in questi casi gravi, il pavimento è sempre il posto migliore dove adagiare la vittima: divani, sedie o poltrone possono risultare insidiose, in quanto una persona in preda al dolore, al panico o al tremore potrebbe cadere ed aggiungere ulteriori danni ad una situazione già delicata.